La prof.ssa Paola Ballesi nella lectio di Martedì dell’Arte ha illustrato ampiamente la figura della pittrice Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli fra 1654-1656), che le tante persone presenti nella sala del Consiglio Comunale, dove l’incontro ha avuto luogo, non conoscevano seppure si tratta di “una pittrice di massimo valore espressivo – ha sottolineato la Ballesi che si è avvalsa di tante immagini proiettate nello schermo – avvalendosi grandiosamente delle innovazioni del contemporaneo Caravaggio famoso per le sue figure monumentali, espressive, vivaci, quasi teatrali che si trovano in tutti i musei del mondo”.
Nella relazione della Ballesi il percorso complicatissimo della vita di Artemisia, oggi considerata un’icona femminista ante litteram, un’artista rivoluzionaria capace di denunciare lo stupro subìto e di trasporre sulle sue tele le conseguenze psicologiche nei molti dipinti dedicati all’edificante tema delle eroine bibliche. Giuditta, Giaele, Betsabea o Ester, incuranti del pericolo e animate da un desiderio turbato e vendicativo, trionfano sul crudele nemico e affermano il proprio diritto all’interno della società. “Una donna – ha riferito più volte la relatrice, riferendosi alla Gentileschi – che aveva l’anima nel corpo”, che ha avuto una vita difficile, ma che ha esaltato attraverso i suoi dipinti.
Poi, la proiezione di tanti dipinti “nei quali – ha sottolineato la relatrice – è esaltato l’eroismo femminile, quasi il volere divino di una missione e che siamo chiamati a ricordare”.
Nella foto “Suszanna e i vecchioni” del 1610 che si trova in una collezione di un museo della Germania.