Era gennaio 2023 e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, pubblicò un video in cui, dialogando con un benzinaio, criticava le accise sui carburanti, definendole ingiuste e manifestando l’intenzione di abolirle una volta al governo. Questa posizione le valse consenso tra gli automobilisti, gravati da tasse ritenute eccessive.
Ieri, durante il Consiglio dei ministri, il governo ha dato il via libera a un nuovo decreto che prevede l’equiparazione graduale delle accise applicate a benzina e diesel. La misura, parte integrante del Piano strutturale di bilancio 2025‑2029, comporterà un aumento annuale delle accise sul diesel e una corrispondente riduzione per la benzina, con incrementi compresi tra 1 e 1,5 centesimi per litro ogni anno. L’obiettivo è raggiungere, entro il 2030, una parità tariffaria che riduca i “sussidi ambientalmente dannosi” e risponda agli impegni europei.
Attualmente, le accise sulla benzina ammontano a circa 0,7284 euro per litro, mentre quelle sul diesel si attestano intorno a 0,6174 euro per litro. La differenza, pari a circa 11 centesimi, verrà progressivamente eliminata. La nuova misura prevede che, al termine del periodo di transizione, entrambe le tipologie di carburante peseranno intorno ai 67-68 centesimi per litro, uniformando il trattamento fiscale.
Insomma: un conto è fare propaganda per ottenere consensi un altro e la realtà con la quale poi i cittadini si trovano a dover fare i conti.